Assoluzione Renato Soru

La giornata è iniziata bene. Il nostro europarlamentare Renato Soru è stato assolto da tutte le accuse. Ora, chi ha detto e scritto peste e corna su questa situazione, si deve fare un esame di coscienza e “scavarsi una fossa” (in senso ironico). Giustizia è stata fatta. La dignità del nostro concittadino deve essere rispettata, come quella di tutti i politici coinvolti in un procedimento penale. La legge dice che si hanno 3 gradi di giudizio. Basta moralisti e basta con tutto questo odio per il Partito Democratico. Faccio anche io un “mea culpa”. Ecco il post sulla mia Pagina Ufficiale.

Post dell’europarlamentare Renato Soru sulla sua Pagina Ufficiale di Facebook

Carissime amiche e amici. ieri la Corte d’Appello di Cagliari, anche su richiesta del Procuratore Generale, ha cancellato la sentenza di primo grado e mi ha assolto dall’accusa di evasione fiscale. È stata una assoluzione ampia, con formula piena, che ha riguardato anche anni nel frattempo caduti in prescrizione. Si chiude positivamente una vicenda che ha per qualche tempo duramente travolto la mia vita personale, il mio lavoro, il mio impegno politico. Insieme al dispiacere per il dolore causato ai miei familiari, mi ha tormentato il pensiero che l’impegno leale e la passione civile dedicata alla politica potessero tramutarsi nella delusione dei tanti con cui ho condiviso idealità e speranze.  Ora so che non è così. La Giustizia può avere tempi lunghi e può generare molte sofferenze ma alla fine, anche con coraggio, ristabilisce la verità. Sono sereno, desidero condividere con ciascuno di Voi la gioia di questo momento, e riprendere il cammino. Un abbraccio


L’Articolo tratto da SardiniaPost del 8 Maggio 2017

Soru assoluzione

La Corte d’Appello di Cagliari ha assolto Renato Soru dall’accusa di evasione fiscale, per la quale l’eurodeputato del Pd venne condannato in primo grado a tre anni (era il 5 maggio 2016). La sentenza è stata letta dal presidente della seconda sezione penale Claudio Gatti (a latere Claudia Belelli e Giovanni Lavena) dopo mezz’ora di Camera di Consiglio. Il parlamentare europeo era in Aula, seduto accanto ai suoi avvocati, Fabio Pili, Ennio Amodio e Giuseppe Macciotta. In tribunale c’erano anche le figlie dell’eurodeputato e la compagna, con le quali Soru si è stretto in un lungo abbraccio non appena la seduta è stata tolta. Presente anche l’amico Carlo Scano.

Per Soru l’assoluzione l’aveva chiesta, un mese fa, il procuratore generale Giancarlo Moi, sostenendo che il patron di Tiscali avesse sì omesso di versare al Fisco poco più di due milioni e 600mila euro, ma il Pg rilevò “l’insussistenza del dolo specifico”. E oggi questo quadro giudiziario è stata confermato dalla Corte d’Appello. Con la sentenza odierna si chiude una vicenda cominciata nel 2009, quando il programma “Anno Zero” di Michele Santoro si occupò di operazioni fiscali e commerciali fatte all’estero da società italiane. Tra queste, Andala Ldt, proprietà di Soru, due sterline di capitale e la sede a Londra in 27 Holeywell Row: nel 2004 la Ldt prestò 27 milioni di euro a Tiscali, di cui Soru deteneva allora il 90 per cento del pacchetto azionario, anche attraverso un 10 per cento di quote intestato alla stessa Andala. I 27 milioni vennero poi restituiti, ma l’ex governatore – era l’accusa – avrebbe dovuto pagare 2.613.401 euro di tasse per gli interessi maturati sul credito, come riconteggiò durante il processo di primo grado il pm Andrea Massidda.

L’evasione fiscale di Soru l’ha accertata anche la Corte d’Appello, ma l’europarlamentare è stato assolto perché “il fatto non costituisce reato”, visto l’assenza del dolo rilevata dalla seconda sezione penale. Sul presunto obbligo che Soru avrebbe avuto di dichiarare i redditi su Andala, il collegio giudicante ha invece assolto il parlamentare europeo perché “il fatto non sussiste”. In primo grado la sentenza di condanna a tre anni l’aveva emessa il giudice monocratico Sandra Lepore. Quello stesso giorno di maggio l’eurodeputato si dimise da segretario del Pd sardo. Per lui scattò anche la pena accessoria (quindi non immediatamente esecutiva) dell’interdizione “dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese”, per una durata di due anni. Una settimana dopo Soru lasciò pure la presidenza di Tiscali.

Oggi prima della camera di consiglio che ha deciso l’assoluzione, c’è stata l’ultima arringa della difesa con l’avvocato Pili che sul giudizio di primo grado ha parlato di “suggestione, visto che l’imputato era un imprenditore famoso, a capo di un’azienda che nel 2000 valeva dieci miliardi di euro. In più Soru era un politico e con una società all’estero. Ma Andala non è stata usata per spostare capitali fuori dall’Italia. Al contrario: la Ldt operava nel nostro Paese e già dal 1999, quando Tiscali venne quotata in Borsa, Soru comunicò alla Consob di averne la proprietà”.

Pili ha aggiunto: “Sarebbe bastato un vaglio critico per accorgersi da subito che non c’era alcuna volontà di evadere il Fisco e nemmeno nessuna ‘malvagia acquisizione di Andala’, come scritto nella sentenza del 2016. Se vi fosse stata intenzionalità nell’aggirare il sistema tributario, Soru avrebbe potuto utilizzare lo scudo fiscale pagando appena 500mila euro. Invece all’Agenzia delle entrate ha versato sette milioni e 200mila euro, come stabilito nel concordato finito di onorare lo scorso ottobre. Soru, volutamente, non ha nemmeno fatto ricorso alla rottamazione della cartella che gli avrebbe permesso di risparmiare due milioni e 600mila euro rispetto a quanto pagato”. Contro Soru, nel tribunale di Cagliari, è aperto da ottobre 2016 il processo per false comunicazioni sociali, sulla vendita di un ramo d’azienda di Tiscali.

Alessandra Carta
@alessacart on Twitter)


L’articolo tratto da La Nuova Sardegna online

Renato Soru assolto in Appello: l’evasione fiscale non fu volontaria. 

Cagliari, in primo grado il patron di Tiscali era stato condannato a tre anni. L’elusione per la quale l’imprenditore ha pagato 7 milioni di euro fu il risultato di una serie di errori e non di una scelta

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Renato Soru

CAGLIARI. Renato Soru è stato assolto in appello dall’accusa di evasione fiscale. Il patron di Tiscali, presente in Tribunale a Cagliari alla lettura della sentenza, era stato condannato in primo grado a tre anni. La Corte ha accolto in pieno la richiesta di assoluzione sollecitata dal sostituto procuratore generale Giancarlo Moi. Per tre capi d’imputazione Soru (difeso dall’avvocato Fabio Pili) è stato assolto con la formula perché il fatto non costituisce reato, per altri due perché il fatto non sussiste.

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L’avvocato Fabio Pili difensore di Renato Soru

Nemmeno mezz’ora di camera di consiglio per spazzare via la sentenza di primo grado che aveva condannato Renato Soru a tre anni di reclusione per evasione. La Corte d’Appello di Cagliari, presieduta da Claudio Gatti, ha accolto per intero le richieste del sostituto procuratore generale Giancarlo Moi che aveva demolito, chiedendo l’assoluzione, il verdetto del Tribunale pronunciata lo scorso anno dal giudice Sandra Lepore. L’evasione tributaria c’è stata, tanto che il patron di Tiscali ha chiuso il contenzioso fiscale pagando otre 7 milioni tra multe e interessi, ma si è trattato di errori e non c’era l’intenzione di evadere.

Questa sentenza ricostruisce i fatti con oggettività e senza pregiudizi, domani è un altro giorno», questa l’unico commento di Soru appena uscito dall’aula dopo l’assoluzione. Applausi dei familiari dell’europarlamentare del Pd alla lettura della sentenza e un lungo abbraccio con le figlie, durante il quale ha trattenuto a stento l’emozione. «Ora voglio solo andare a casa e stare con i miei figli». Così l’europarlamentare del Pd Renato Soru, sempre restio a parlare davanti ai microfoni, ha accolto oggi a Cagliari la sentenza di assoluzione in appello dall’accusa di evasione fiscale. A un anno esatto dalla condanna a tre anni in primo grado che l’aveva spinto a dimettersi dalla carica di segretario sardo del Pd, il fondatore di Tiscali è stato assolto. «Domani è un altro giorno», ha concluso Soru prima di allontanarsi da telecamere e taccuini. L’ex presidente della Regione era accompagnato in aula dalle figlie che con lui hanno atteso l’esito del processo.

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